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Cavallerizza Reale

Anno:

2015

Luogo:

Torino, TO, Italia

Categoria

Recupero dell'antica Cavallerizza dell’Accademia Reale sulla collina di Torino, con trasformazione in residenza.
Altro esempio dell’impegno di Zucca Architettura nell'ambito della riqualificazione di edifici storici.
 
L’edificio è parte del complesso storico dell'antica “Vigna” denominata Beria Grande, di origine seicentesca.

Nell'Ottocento al complesso si è poi aggiunta la Cavallerizza, “La grande costruzione neoclassica che l’Accademia Militare Reale innalzò prima del 1820 e fruì sino al 1841 come casa di villeggiatura per gli allievi. Il vasto piazzale dei giardini, spogliato d’ogni frivolezza, si prestava egregiamente alle evoluzioni dei giovani cavallerizzi: si esibirono qui tutti i protagonisti piemontesi del nostro Risorgimento e spicca tra gli altri il nome di Camillo di Cavour.
Nel 1821, Cesare di Saluzzo, che comandava l’Accademia, mise a freno le irrequietudini degli allievi più consapevoli di quanto stava accadendo (alcuni congiuravano per raggiungere l’esercito ad Alessandria), sfollandoli in collina; ma neppure il Berlia gli parve sicuro, e preferì alloggiarli nel caseggiato annesso alla basilica di Superga.
Solo il 19 marzo decise di scendere al Berlia e il 23 aprile gli allievi tornarono a Torino, i più giovani felici del trambusto e delle distrazioni che avevano allentato la rigida disciplina, i più maturi scontenti per l’occasione che consideravano perduta” (Elisa Gribaudi Rossi, Ville e Vigne della collina torinese, 1981.  – Barbarava G. C., La Regia Accademia Militare di Torino durante l’anno 1821, in La Rivoluzione piemontese del 1821, a cura di T. Rossi e C.P. Demagistris, 1927).
La qualità ambientale di questo luogo, con il suo ampio pianoro panoramico, già attrasse il Duca Vittorio Amedeo II durante la sua ricerca di un sito adatto per innalzare un tempio votivo, in memoria della vittoria sui francesi conseguita durante l’assedio del 1706.

Prima di erigere la basilica di Superga sulla sommità del colle, su progetto di Juvarra, fu infatti elaborato un progetto dall’architetto Antonio Bertola che prevedeva di insediare la basilica con il convento nel luogo in cui sorge la Beria Grande.

Sarebbe stata una valida collocazione per l’accogliente conformazione naturale e il clima mite, ed anche per la presenza di una cava di calce che avrebbe agevolato le fasi di costruzione. Ma in una lettera Carlo Francesco Boggio, parroco di San Giovanni, temeva che le amenità del luogo potessero distrarre i monaci del futuro convento: “Sarebbe difficile che si potessero contenere dal non divagare, massime attesa la comodità delle vigne attigue, e degli abitanti di esse, specialmente di state e d’autunno, che gli sarebbero d’agevole invito a trattenersi seco e di passarsela ben soventi in private conversazioni” (Augusta Lange, I progetti dell’architetto Antonio Bertola per la chiesa di Superga, Società piemontese di archeologia e belle arti, 1962).
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