Ex chiesa metodista

Ex chiesa metodista

Restauro, ristrutturazione e trasformazione in galleria d’arte contemporanea. Nel centro storico di Torino, in via Lagrange.

Progetto e direzione lavori.

Spazio per l’arte nell’ex tempio metodista di Torino

Il tempio metodista di Torino fu costruito alla fine dell’ottocento nel centro storico della città.
La chiesa sorse nello spazio interno di un palazzo seicentesco, eretto durante un ampliamento urbano caratterizzato dal disegno unitario dell’architetto di corte Carlo di Castellamonte.
Il lotto in cui poi sorse la chiesa subì le tipiche densificazioni edilizie proprie dell’ultima parte del settecento, dovute all’aumento di popolazione e alla mancanza di ulteriori zone costruibili all’interno del perimetro murario.
La costruzione del tempio della Chiesa Metodista Episcopale si inserisce in quell’opera di diffusione in Italia del metodismo americano da parte della Società missionaria episcopale di New York iniziata nel 1870. L’edificazione iniziò nel 1897 su progetto  dell’ingegner Rodolfo Buti, autore in quello stesso anno del progetto per il tempio metodista di via XX Settembre a Roma.
La chiesa non fu a lungo luogo di culto e divenne un magazzino già negli anni trenta del novecento.
Durante i bombardamenti del 1943 subì gravi danni e nel dopoguerra fu risistemata alla meglio per essere usata come deposito.
A metà anni settanta fu venduta e all’inizio degli anni novanta fu costruito un soppalco metallico per convertire la chiesa in negozio di abbigliamento.
Nel 2005 inizia il cantiere per il recupero e la trasformazione della chiesa in spazio per l’arte, su iniziativa del gallerista Guido Costa e con la committenza del nuovo proprietario, il collezionista milanese Pierluigi Mazzari.
La chiesa ha pianta quadrata con lato di 15 metri circa. L’interno in origine era composto da un ambiente unico con altezza di circa 7,50 metri. Quattro colonne centrali sorreggono un lucernario che spicca sulla copertura. Questa unica aula originariamente aveva soffitti costituiti da otto volte neogotiche a crociera sottostanti la copertura e sormontate dal lucernario centrale.
L’interno è illuminato oltre che dal lucernario sommitale, anche da tre finestre a trifora sul lato meridionale e da un’ampia vetrata inserita nella parte alta del portale d’ingresso.
Rispetto all’impianto originale sono andate perdute le volte neogotiche e le finestre con vetrate, distrutte dai bombardamenti del 1943. I capitelli sovrastanti le lesene parietali sono stati lesionati irreversibilmente dai voltoni ribassati costruiti nell’immediato dopoguerra per riparare ai danni provocati dalle bombe, sono sparite le pitture neogotiche, l’unità spaziale originaria è stata frammentata dall’edificazione del soppalco metallico.

Il nostro lavoro è iniziato con un attento rilievo e un’opera di demolizione delle varie superfetazioni per scoprire ciò che restava della chiesa, sono state chiarite le varie stratificazioni costruttive, ricerche d’archivio  ci hanno condotto al reperimento dei disegni originari ed alla comprensione delle evoluzioni nell’uso dello spazio.
Il progetto di riuso ha risposto alle esigenze della committenza, la quale a sua volta ha lasciato ampio spazio di manovra al cantiere.
La superficie del soppalco è stata ridotta per lasciare libere le colonne della chiesa, prima inglobate nella struttura metallica. Grazie all’inserimento di travi in acciaio abbiamo potuto eliminare quattro pilastrini che reggevano il soppalco.
Al piano terra si sviluppa lo spazio espositivo principale, aperto verso il lucernario centrale. Al primo piano, attorno ad una balconata di distribuzione, si articolano vari ambienti pensati per poter essere utilizzati come uffici o foresteria, sono illuminati da cinque nuovi lucernari aperti sulla copertura e sono realizzati in cartongesso per garantire reversibilità all’intervento. Un piccolo soppalco occludeva l’originario lucernario sommitale impedendo il passaggio della luce verso l’interno, è stato ricostruito con un orizzontamento in vetro e una struttura in acciaio inox che riproduce l’impianto della chiesa.
Sono state conservate tutte le preesistenze significative, alcune delle quali sono state evidenziate con i colori e i materiali originari (come le basi delle colonne, il cartiglio affrescato sulla porta della sacrestia, il portone in noce, le trifore lignee), altre sono state uniformate al colore bianco che unisce vecchio e nuovo, originario e aggiunto, per formare un nuovo organismo ricoperto da un bianco neutro capace di rendere protagonisti gli oggetti delle esposizioni per le quali la chiesa è risorta.
Un variegato apparato di illuminazione svolge diverse funzioni: sottolinea le caratteristiche architettoniche di volte, lesene, specchiature e vani finestra, fornisce illuminazione tecnica per le esposizioni con molteplici possibili soluzioni.
Le pareti originarie non sono intaccate da alcun nuovo impianto tecnologico. Nello spazio principale al piano terra tutti gli apparati di servizio tecnico (le luci di vario genere, i diffusori d’aria condizionata, gli altoparlanti, lo schermo per proiezioni, il video proiettore, le botole di servizio per l’accesso alle linee di cablatura) sono opportunamente distribuiti nel controsoffitto del soppalco, staccato dalle pareti originarie tramite una linea di luce.
Il vetro è stato utilizzato ampiamente nell’intervento, per dividere gli ambienti garantendo loro autonomia termica e acustica ma permettendo al contempo continuità spaziale. Lastre in vetro prendono il posto dei capitelli un tempo posti sulle lesene. Altro materiale nuovo presente nell’intervento è l’acciaio inox, utilizzato per le strutture a vista del soppalco vetrato sul lucernario, per le balaustre e i nuovi serramenti, per il mancorrente luminoso della scala. 
Torino, 4 marzo 2010

Dettaglio progetto

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